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Luigi Mantovani

Le mutande di Re Vittorio

All’inizio furono i Ching…
Quando ricevetti la «bozza» del disco e della sua coperta lessi che le composizioni si ispiravano a «I Ching» e là mi resi conto che di loro sapevo ben poco. Mi sembrava ricordare che fossero simboli, specie di oroscopi cinesi chissà? Poi mi venne in mente un’altra immagine, quella dello “Shangai”, forse alcuni di voi conosceranno questo gioco (noiosissimo per altro) in voga alcuni anni fa. Si trattava di gettare un pugno di stecchette, di bacchette insomma simili a quelle che gli orientali usano per mangiare il loro riso agglutinato (che se fosse al dente vorrei vederli chicco per chicco...). Ma qui si divaga uffa, dicevamo che si prendevano questi bastoncini e si gettavano in ordine sparso sulla tavola, si trattava poi di recuperarli uno ad uno senza far cadere la catasta che avevano formato, mah?...direte voi...divertente? beh non tanto... Pero’ già che ne parlo mi viene alla mente che in fondo si trattava di “riorganizzare con metodo un caos controllato che noi stessi avevamo provocato” in fondo una bella metafora dellla vita no? Curioso come tante volte si rivedano azioni, gesti che erano/sembravano insignificanti sotto una prospettiva totalmente differente.
Non mi sono tuttora interessato a I Ching, chiedero’ all’artista alla prima occasione, pero’ ho ascoltato, eccome! Il disco,ma ci arriviamo...
Partiamo dal titolo, non quello del disco, quello su in cima... già le mutande... vedrete che c’entrano, almeno in senso figurato...
Ora se dovessi descrivere l’uomo in due parole userei una espressione gergale americana: LARGER THAN LIFE. In quel paese si vuole indicare con questa frase qualcuno che effettivamente è “più grande della vita” ovvero qualcuno con una forte esuberante personalità e che non ha paura di esprimere le sue verità. Conoscendo l’uomo oltre che l’artista aggiungo che vedo in queste parole anche chi ha molto da donare e lo fa con grande generosità, sempre. Seguendo un poco il filo di questi pensieri mi viene in mente la vendita all’asta che avvenne in Inghilterra qualche anno fa della “culotte” della Regina Victoria. Chi di voi ha avuto modo di vedere delle foto saprà che si trattava di una taglia: XXXXXXXLLLLLLLLLL!
Assolutamente affascinante per certi versi! Anche qui trattasi di “LARGER THAN LIFE”.
Vittorio mi perdonerà il paragone forse un po intimo che ho preso in prestito per arrivare al sodo, alla musica.-
Liberiamo subito il campo da eventuali equivoci: il disco, il tuo lavoro é magnifico!
Non solo per quello che è, ma anche per quello che NON è, per quello che anche se con pudore estremo ci fa intuire, assaporare.
In Francia dove da tempo vivo si puo trovare in alcune case borghesi un tipo di finestra tonda come una specie di oblo’ che qui chiamano ”oeil de boeuf” ovvero occhio di bue.-------------- Penso anche che per noi vecchie baldracche dello spettacolo la parola “occhio di bue” evoca subito il faro bianco che segue implacabile l’artista su scena. Tanto implacabile che non lascia spazio a ombre, dubbi ma solo alla verità del momento.
Ecco Vittorio, questo esattamente volevo dirti e cioè che mi ha molto toccato questo tuo coraggio, questa tua voglia di aprire una tua piccola finestra segreta e di permetterci di guardare dentro sotto la luce senza inganni del proiettore... e quello che ho visto mi è molto piaciuto mi ha fatto star bene. Non è questo in fondo il fine dell’Arte: farci star bene? Io penso di si, allora grazie per questo regalo ti auguro che se ne possa gioire in gran numero. Detto ciò concluderei con un piccolo aforisma all’incontrario:

“Non è bello cio’ che è bello ma è bello cio’ che piace... ma se quello che piace E’ bello allora tanto meglio per tutti!”

Luigi Mantovani
GALLERISTA D'ARTE

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