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Franco Vassia

Una delle maggiori virtù del glorioso Banco del Mutuo Soccorso era la scrittura scoppiettante, ritmica, colorata e talmente catartica tanto da riecheggiare e svellere il terreno dei sacri simulacri della musica colta, con il risultato di riportare alla luce di quell'indimenticabile lustro non soltanto l’enorme patrimonio melodrammatico nazionale quanto le elucubrazioni e le genialità dei grandi compositori russi di fine secolo.
Estremo Occidente, secondo album “solo” di Vittorio Nocenzi, indiscusso leader di quel pugno di temerari, tende invece ad abbandonare la strada maestra per prediligere (così come fu per l’album d’esordio Movimenti) toni maggiormente cerebrali e delicati dove le note tendono a semplificarsi, diluirsi e arenarsi verso sponde piuttosto inusuali, influenzate forse più dai tepori del minimalismo francese che da quello mitteleuropeo. Una dimensione maturata sugli alberi del tempo, lontana anni luce dai fermenti giovanili (e, per certi versi, anche da Movimenti) che, se da una parte spiazzerà oltremodo i vecchi fans del combo romano, ne evidenzierà dall’altra un’intelligenza, una qualità e una tecnica che sembrano non conoscere limite alcuno.
I tasti del piano disegnano arazzi, graffiano aria di bruma, spandono color ocra e foglie gialle, tepori autunnali e mille interrogativi: viaggiano arditi, incuranti dei codici e scegliendo volutamente strade secondarie alle vie del rock, ripiegano su toni tenui e delicati per poi liberarsi verso orizzonti carmiglio, screziati di grigio fumo e rifiniti con inchiostro di china. Composizioni a volte asettiche ed esangui ma pregne di dinamiche che, più che verso il cuore, amano indirizzarsi nei meandri della mente e all’interno delle vene: varianti tonali esposte su tappeti di un Satie o di un Debussy...
In Estremo Occidente, ispirato ai simboli esoterico-filosofici de "I-King", come un ragno, Vittorio Nocenzi tesse la tela di arazzi pianistici densi di visioni e scenari interiori. Una tela che può essere rifugio e riparo dall’incedere minaccioso di un temporale. La musica scorre, consola e incendia. L’acqua sui tasti è il segno che il temporale è passato e la pioggia, sottile, non può che ristorare.

Franco Vassia

recensioni ESTERMO OCCIDENTE

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