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ambrogio sparagna

Finalmente mi è arrivato il disco di Vittorio. Per ascoltarlo mi sono imposto un pomeriggio senza impegni, e di questi tempi mi sembra un miracolo... Mi preparo all'ascolto con cura, non voglio perdere tempo prezioso. Mi chiudo nella mia stanza e lascio le prime note del pianoforte infrangere il silenzio che mi circonda. Un tempo passavo giornate ad ascoltare musica, ora non mi capita spesso e ancora meno di frequente ascoltare un "a solo" di pianoforte. La musica inizia e da subito rimango colpito dal suono del pianoforte,dell'uso prepotente del pedale che riempie ogni spazio del mio ascolto. A poco a poco mi lascio trascinare come se fossi all'interno di un vortice sonoro: accordi scarni e pieni rincorrono melodie sinuose e affascinanti, segmenti melodici di frammenti ritmici si incrociano con pause dense di risonanze. Mi pare di essere al centro di un combattimento sonoro,dove i martelletti del pianoforte sono lance fulminanti che trapassano il mio corpo e mi obbligano a rimanere fermo, bloccato sulla sedia, rapito dal potere della risonanza. E allora, sempre più "posseduto" dalla lunghezza dei suoni, inizia a girarmi in testa un'immagine che con lo scorrere del tempo diventa via via sempre più nitida. Mentre progressioni armoniche si intrecciano a piccoli inserti melodici di grande intensità lirica, scorgo Vittorio che tira fuori da un grande baule tanti piccoli quadri dove sono raffigurati paesaggi rurali tipici della campagna romana. Eccolo lì Vittorio che con fare gentile e garbato spiega a un gruppo di ragazzi alcuni particolari dell'immagini. Parallelamente mi sento catapultare dentro un pieno accordale di modo minore e una progressiva scomposizione armonica da cui vedo prendere vita un ostinato ritmico-melodico che mi toglie quasi il respiro. Nei colori dei quadri intravedo toni forti e nitidi, ricchi di contrasti intensi, nei disegni file di archi di acquedotti avvolti in grandi rovi. Ed ancora Vittorio che racconta ad un gruppo di ragazzi sempre più attenti e incuriositi come scoprire i profumi perduti della campagna, come seguire le tracce dei cinghiali attraverso rovi e sentieri. I giovani con il passare del tempo mi sembrano incollati alle parole di Vittorio, così come lo sono anch'io di fronte allo svolgere di quei suoni continui. E così mi passa il tempo e d'un tratto il suono tace. Un brivido mi attraversa. E' l'angoscia del silenzio che fra poco genererà il rumore esterno. Mi fermo per un attimo, dopo di che vado in cucina per prendere un pezzo di formaggio e un bicchiere di vino rosso. Mi è venuta un po' di fame: alla salute caro Vittorio!

Ambrogio Sparagna

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