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Io sono nato libero

L'anno successivo vede il primo avvicendamento nelle file del Banco, il chitarrista Marcello Todaro viene sostituito da Rodolfo Maltese (proveniente dagli Homo Sapiens), che partecipa alle sessioni di registrazione del terzo album della band, "Io sono nato libero" (1973), ma viene accreditato solo come ospite. In realtà fa già parte del gruppo e ne diventerà, di lì a poco, una colonna portante. Ancora una volta la band propone brani di altissimo livello, in cui la poesia e l'impegno dei testi scritti da Di Giacomo trovano il loro degno completamento nelle notevoli composizioni di Vittorio e Gianni Nocenzi (che firma la pregevole "Città sottile"). Il nuovo lavoro contiene solo cinque brani, di cui due ("Non mi rompete" e "Traccia II") destinati ad entrare nella storia della formazione. Non sono da meno i rimanenti brani "Canto nomade per un prigioniero politico" e "Dopo... niente è più lo stesso".

Io sono nato libero - CD (B.M.S.) - RICORDI 1973

  1. Canto nomade per un prigioniero politico
    musica: V. Nocenzi
    testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi
  2. Non mi rompete
    musica: V. Nocenzi
    testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi
  3. La città sottile
    musica: V. Nocenzi
    testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi
  4. Dopo ... niente è più lo stesso
    musica: V. Nocenzi
    testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi
  5. Traccia II
    musica: V. Nocenzi

Testi

Canto nomade per un prigioniero politico
musica: V. Nocenzi
testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi

In questi giorni è certo autunno giù da noi dolce Marta, Marta mia...
Ricordo il fieno e i tuoi cavalli di Normandia, eravamo liberi, liberi.
Sul muro immagini grondanti umidità, macchie senza libertà.
Ascolta Marta in questo strano autunno i tuoi cavalli gridano, urlano incatenati ormai.
Cosa dire, soffocare, chiuso qui perché... prigioniero per l'idea, la mia idea perché.
Lontano è la strada che ho scelto per me dove tutto è degno di attenzione
perché vive, perché è vero, vive il vero. Almeno tu che puoi fuggi via canto nomade,
questa cella è piena della mia disperazione, tu che puoi non farti prendere.
Voi condannate per comodità, ma la mia idea già vi assalta.
Voi martoriate le mie sole carni, ma il mio cervello vive ancora... ancora.
Lamenti di chitarre sospettate a torto, sospirate piano e voi donne dallo sguardo altero,
bocche come melograno, non piangete perché io sono nato, nato libero, libero
non sprecate per me una messa da requiem. Io sono nato libero.


non mi rompete
musica: V. Nocenzi
testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi

Non mi svegliate ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno,
sia tranquillo da bambino sia che puzzi del russare da ubriaco.
Perché volete disturbarmi se io forse sto sognando un viaggio alato
sopra un carro senza ruote trascinato dai cavalli del maestrale,
nel maestrale... in volo...
Non mi svegliate ve ne prego ma lasciate che io dorma questo sonno,
c'è ancora tempo per il giorno quando gli occhi si imbevono di pianto,
i miei occhi... di pianto...


La città sottile
musica: V. Nocenzi
testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi

Tu chi sei, città non città che vivi appesa in giù alle tue corde d'aria ferma.
Travi, tubi senza dimensioni, freddi quarzi invecchiati.
I tuoi mille ascensori di carta velina che vanno su e giù senza posa,
nessuno che scende, nessuno mai sale. Sottile non città che reggi
tutto su niente:
ogni retta poggia su se stessa, ogni curva su se stessa, assurdi
equilibri spostati.
Luci opache le tue rare stelle, il tuo sole e' spirato.
Che altro ti resta se non l'uomo nudo che io vedo ogni giorno
quel pazzo padrone, poeta o predone che vive sull'ultima trave.
Si frega le mani poi ride, o non ride...
Saltella leggero dal trave a una curva ma oggi l'ho visto tuffarsi nel vuoto
cosi' d'improvviso però non so dire se urlasse o ridesse.
Qui il vento non soffia i rumori ma c'è il silenzio che sa scrivere
nell'aria ferma. Sottile non città fra i tuoi perenni grigi sola.


Dopo... niente è più lo stesso
musica: V. Nocenzi
testo: F. Di Giacomo - V. Nocenzi

Forte treno impaziente treno dritto sulla giusta via sei arrivato.
Ad ogni passo baci i miei stivali, terra mia ti riconosco.
Possente terra come ti invocavo nei primi giorni in cui tuonava il cannone.
Montagne che fermate il mio respiro, siete sagge come allora ?
Lascia il fucile la mia spalla e cade giù la gloria, gloria ?!
E torna l'uomo con la sua stanchezza infinita.
Sono questi i giorni del ritorno quando sui canneti volan basse le cicogne e versano il candore delle piume dentro i campi acquitrinosi e poi fra i boschi volan via.
Sono questi i giorni del ritorno, rivedere viva la mia gente viva,
vecchi austeri dalle lunghe barbe bianche e le madri fiere avvolte dentro scuri veli.
E piange e ride la mia gente e canta... allora è viva la mia gente... vive... vive...
Canti e balli nella strada volti di ragazze come girasoli cose che non riconosco più.
Per troppo tempo ho avuto gli occhi nudi e il cuore in gola, eppure
non era poca cosa la mia vita. Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto
quando io ora so, ora so che sono morto dentro tra le mie rovine.
Perdio ! Ma che m'avete fatto a Stalingrado!?!
Difensori della patria,o amanti di libertà! Lingue gonfie, pance piene
non parlatemi di libertà,
voi chiamate giusta guerra ciò che io stramaledico!!!
Dio ha chiamato a sé gli eroi, in paradiso vicino a lui!
Ma l'odore dell'incenso non si sente nella trincea.
Il mio vero eroismo qui comincia, da questo fango.
T'ho amata donna e parleranno ancora i nostri ventri.
Ma come è debole l'abbraccio in questo incontro.
cosa ho vinto, dov'è che ho vinto quando io,
vedo che, vedo che niente è piu' lo stesso, ora è tutto diverso. Perdio!
Ma che cos'è successo di così devastante a Stalingrado!?!


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