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Simone Cristicchi

L’ improvvisazione pianistica, in particolari condizioni di grazia da parte di chi si siede davanti a quell’universo di ottantotto tasti, ha qualcosa di misterioso, di esoterico; in quei, casi diventati ormai merce rara, la musica ti accompagna dolcemente in quella trance così cara alle discipline orientali: mi basta seguire ad occhi chiusi ogni singola nota, il suo viaggio lungo il sentiero melodico, nella sua profondità, in ogni scintilla di suono: lì dove ogni suono acquista finalmente peso, e sembra quasi possa toccarlo con mano!
Mi successe anni fa ascoltando il “Koln Concert” di Keith Jarrett: sono sensazioni così intime che risulta arduo raccontarle agli altri, si prova un leggero imbarazzo nel condividerle.
In questa prospettiva, le improvvisazioni di Vittorio Nocenzi nel suo “Estremo Occidente”, esplorano il bianco e nero della tastiera di un pianoforte creando una magia, l’incanto di un’anima che si denuda a chi lo ascolta, senza alcun pudore. Non resta in questi casi che ringraziare chi ci è in grado di donarci questa materia inestimabile. Ogni traccia di “Estremo Occidente” è come un viaggio in un paese sconosciuto, ma vicino; è un piccolo ma prezioso diamante incastrato fra le rocce di una miniera, è un’essenza, un soffio leggero di musica che vibra e fa vibrare, lasciandosi fluire con delicatezza e impeto, ad evocare immagini e suoni che nel momento si manifestano, fanno intuire che erano già presenza immanente, dentro di noi.
Ciò che commuove in opere di questa profondità, è sicuramente il legame sottile ma autentico che il compositore riesce a creare con chi - predisposto ad un ascolto attento e curioso - abbia la fortuna di incontrarle: un contatto “metafisico” tra anime affini. Questa musica, spogliata finalmente di ogni intento virtuosistico e accademico, ci giunge con la forza dell’eleganza e della dignità, come un’affermazione di esistenza; ci travolge dolcemente come la grandezza di un silenzio di montagna che distrugge in un momento ogni rumore incessante di un nostro qualsiasi giorno. E ci arriva con la purezza di chi, magari, l’ha sentita nel grembo di una giovane madre, come due anni fa fece mio figlio Tommaso.

Simone Cristicchi

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